Per dieci minuti, Chiara Gamberale, Feltrinelli, 2014

Adulti (con problematiche di separazione dal coniuge)

Per dieci minuti, Chiara Gamberale, Feltrinelli, 2014

La Psicoterapeuta propone alla paziente, protagonista del libro, di dedicare dieci minuti al giorno a fare una cosa che non ha mai fatto…

Per dieci minuti, romanzo di Chiara Gamberale (2014), racconta vicende in prima persona della scrittrice trentaseienne Chiara, alter ego dell’autrice, in piena crisi esistenziale, se così si può chiamare. Lasciata dal marito, col quale aveva condiviso fin dal liceo un rapporto ai limiti della simbiosi, abbandonata in una casa estranea, in una città troppo grande e troppo sconosciuta rispetto al paesino campagnolo nel quale era vissuta fino a un anno prima, la giovane donna si trova a vivere una vita che non le appartiene più. Come emerge dalle parole riportate nelle prime pagine

Unica a non avercela più, una vita, ero io. Al suo posto una massa informe, sfilacciata, ferita, che come unico perno su cui girare aveva lo smarrimento.

Chiara si scopre in una condizione di confusione dove sono andati in pezzi alcuni importanti capisaldi attorno ai quali si era costruita la propria esistenza. Focalizzata su se stessa e sul suo dolore, la protagonista manifesta evidenti segni depressivi, che rimandano a quei sensi di vuoto e di brancolamento nel buio, a quella mancanza motivazionale e di voglia che spesso portano a pensare che non ci sia più alcuna speranza di serenità. È proprio in questa situazione che si colloca la proposta terapeutica della Dottoressa T., psicoterapeuta di Chiara..

Per un mese, a partire da subito, per dieci minuti al giorno, faccia una cosa che non ha mai fatto. […] Una cosa qualunque. Basta che non l’abbia mai fatta in trentacinque anni.

Il libro prende quindi il via nel momento della presentazione, sotto forma di gioco, del trattamento psicoterapeutico e prosegue raccontando i trenta giorni successivi, costellati da trenta esperienze di novità, per terminare con il resoconto in seduta di tale percorso. Al di là dell’apprezzabilità del romanzo, scritto con stile coinvolgente, sentimentale e ironico al contempo, è possibile utilizzare una chiave di lettura del racconto in termini più strettamente psicologici, in particolare facendo riferimento alla scuola di pensiero cognitivo-comportamentale.

La sfida proposta dalla Dottoressa T. può essere interpretata come una “scossa” che permetta alla protagonista di uscire dalla situazione di empasse in cui si trova, una sorta di spinta al cambiamento, un allargamento mentale che apra uno spiraglio nei muri rigidi degli schemi di pensiero.

Dieci minuti al giorno. Tutti i giorni. Per un mese. Dieci minuti per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi. Per smettere di avere paura. E tornare a vivere. Tutto quello con cui Chiara era abituata a identificare la sua vita non esiste più. Perché, a volte, capita. Capita che il tuo compagno di sempre ti abbandoni. Che tu debba lasciare la casa in cui sei cresciuto. Che il tuo lavoro venga affidato a un altro. Che cosa si fa, allora? Rudolf Steiner non ha dubbi: si gioca. Chiara non ha niente da perdere, e ci prova. Per un mese intero, ogni giorno, per almeno dieci minuti, decide di fare una cosa nuova, mai fatta prima. Lei che è incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli, cucina dei pancake, cammina di spalle per la città, balla l’hip-hop, ascolta i problemi di sua madre, consegna il cellulare a uno sconosciuto. Di dieci minuti in dieci minuti, arriva così ad accogliere realtà che non avrebbe mai immaginato e che la porteranno a scelte sorprendenti. Da cui ricominciare. Con la profonda originalità che la contraddistingue, Chiara Gamberale racconta quanto il cambiamento sia spaventoso, ma necessario. E dimostra come, un minuto per volta, sia possibile tornare a vivere.

 

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